Perché un parco faunistico?

Nella categoria degli zoo, alcuni possono essere considerati validi e altri no.

La cosa più importante è l’arricchimento ambientale, e il poter permettere all’animale di fuggire dallo sguardo, dal disturbo o dall’interazione con i visitatori.

Questo abbiamo potuto constatarlo noi stessi per via diretta al Parco Faunistico Spormaggiore, dove di due orse ne abbiamo vista soltanto una, perché l’altra aveva scelto di appartarsi, lontana da sguardi indiscreti.

L’orsa che abbiamo visto

Non era costretta in un piccolo e spoglio recinto, ma aveva una vasta zona naturale dove potersi nascondere e riposare in santa pace.

A proposito di arricchimento ambientale, in Etologia si intende l’insieme delle pratiche e attività volte a migliorare la gestione dell’animale, cioè tentare di garantirgli una vita che sia il più possibile vicina a quella che avrebbe avuto in Natura, cioè in qualche modo dovremmo restituire all’individuo quello che gli abbiamo tolto tenendolo in un ambiente di cattività.

Il Bioparco, ad esempio, o Area Faunistica, ha una visione mirata del benessere animale, con progetti di conservazione e in cui gli animali godono di una buona condizione di salute.

Questo è l’unico zoo che concepisco, ed in questi tipi di zoo esistono anche programmi di riproduzione in cattività al fine, a lungo termine, di reintrodurre, se necessario, una popolazione geneticamente pulita in natura.

Gli zoo, infine, che condanno sono quelli in cui gli animali vengono costretti in gabbie minuscole, senza arricchimento ambientale, privati quindi di ogni bisogno etologico e fisiologico. Oggetti, in pratica, usati per fare soldi.

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