I cinghiali sono sempre più diffusi nel Centro Italia, ormai l’abbiamo capito. Quello che non tutti sanno è che i metodi per arginare la proliferazione di questi animali, che in numero così elevato costituiscono un problema e anche un pericolo, sono piuttosto semplici.

No, il metodo non è quello di ucciderli. O meglio, potrebbe essere una soluzione (anche se io sono contro la caccia), se non fosse che la cosiddetta “cacciarella” fa più danni che altro. Sapete perché? Quando si caccia, si dovrebbe andare in cerca dell’esemplare più debole, del giovane, del vecchio, mai del capobranco; invece quest’ultimo è sempre il più puntato, in quanto grande e forte, quindi più appetitoso. In realtà, uccidendo il cinghiale “alfa”, togliamo di mezzo il maschio che regola la riproduzione. In tal modo non c’è più un limite e qualsiasi maschio in grado di farlo si riproduce con la prima femmina che gli capita a tiro. Risultato? Cinghialetti a profusione, ed ecco quindi come la caccia senza criterio, anziché far diminuire gli esemplari sul territorio, li moltiplica a dismisura.
Come fare dunque?
Ecco che entra in gioco lui: il lupo.

Il lupo è il predatore naturale del cinghiale, e lui opera una selezione che la nostra cacciarella ignora completamente: isola gli elementi malati, gli anziani, i giovani, divora quelli (quando riesce a prenderli) e così non fa danno come i nostri cacciatori imprudenti.
Un altro buon motivo per favorire la proliferazione del lupo, tra l’altro innocuo per l’uomo – e lo stesso non si può dire per l’ispido cinghiale.
Tutto chiaro?
In bocca al lupo!
