“Il mio cuore di orso” e “Dentro una nevicata” al Parco Faunistico di Spormaggiore

Uno degli ospiti del Parco

Domenica 4 e lunedì 5 agosto io e Stefano Ciocchetti andremo a presentare i nostri libri, “Il mio cuore di orso” e “Dentro una nevicata” (Giaconi Editore), al Parco Faunistico di Spormaggiore, in Trentino, che ospita tra l’altro due esemplari di orso bruno… Proprio l’ambiente giusto per noi!

Qui sotto il link per l’acquisto libri, e di seguito qualche informazione tratta dal sito del Parco. Venite anche voi?

“ll Parco Faunistico di Spormaggiore offre a tutti la possibilità unica di osservare da vicino l’orso bruno (Ursus arctos), il più grande mammifero delle Alpi che è tornato a popolare i boschi trentini grazie ad un apposito progetto di reintroduzione.
Potrete qui ammirarne, in ambiente assolutamente naturale, due esemplari che vivono all’ interno di un’area di 7000 metri quadrati.
Dal 1994 ad oggi nel Parco Faunistico di Spormaggiore sono stati ospitati diversi orsi provenienti da vari giardini zoologici e attualmente sono ospitate due orsi di sesso femminile: due sorelle nate nel 1996 presso il recinto del Santuario di San Romedio in Val di Non, di nome “Cleo” e “Cora”.
Nel Parco si possono anche osservare alcuni esemplari di lupo (canis lupus), uno dei più grandi carnivori autoctoni delle Alpi. L’area a loro destinata si estende su 3500 metri quadrati di bosco. E’ dotata di due ampi osservatori che, posizionati in modo strategico, vi consentiranno di osservare i lupi in condizioni di semi-naturalità. Nell’area sono presenti tre individui adulti: Balto, il papà, proveniente dal Parco Faunistico “La trobiera”, Sissi, la mamma, proveniente dal Parco “Natura Viva” di Bussolengo e Maya, nata qui al Parco Faunistico nel 2015. Da maggio 2016 sono presenti nell’area anche 8 nuovi lupetti frutto della seconda cucciolata della coppia. 
Numerose piante di grosse dimensioni come faggi, abeti rossi e larici, zone cespugliose alternate a zone aperte e un piccolo ruscello con pozze e cascatelle ben ricreano l’ambiente tipico di queste specie.
Recentemente sono stati inseriti anche 3 esemplari di gufo reale (due femmine e un maschio) in una voliera di circa 30 metri quadrati e un esemplare maschio di gatto selvatico.
Dal 2013 è inoltre possibile osservare, in recinti preparati ad hoc, animali di indubbio fascino come volpi (3 esemplari presenti) e linci, una coppia (Artù e Brenta) con un figlio di nome Argo.
Oltre alle aree dedicate ai carnivori delle Alpi, è possibile visitare la fattoria didattica nella quale si possono incontrare e conoscere i classici animali da cortile quali caprette, conigli, porcellini d’India, galline, pavoni e pony”.

Oggi sul Resto del Carlino

L’articolo di Lucia Gentili

“Quello che chiamiamo branco, attribuendogli un’accezione negativa, altro non è che una famiglia formata da due genitori e i propri cuccioli. A dispetto del detto lupo solitario, in realtà il lupo è l’animale più sociale che esiste: i cuccioli restano con i genitori per diversi anni e, mentre maturano per diventare giovani adulti, i più grandi aiutano nella cura dei più piccoli creando così dei gruppi multigenerazionali. Un’idea errata si ha degli individui che sono al vertice di questa famiglia, detti alfa. Purtroppo nel nostro retaggio culturale il lupo è di per sé cattivo, e l’alfa è il più cattivo di tutti. In realtà non è un individuo autoritario ma autorevole, di cui tutti possono fidarsi perché riesce a gestire tutte le risorse che servono alla sopravvivenza del gruppo. Il corteggiamento nel lupo appenninico sembra evidenziarsi fino a 40 giorni prima dell’accoppiamento vero e proprio, cioè nella terza decade di marzo. Nelle femmine sessualmente mature l’estro si manifesta oltre un mese dopo l’inizio del corteggiamento. Qui aumentano i normali comportamenti di contatto olfattivo tra maschio e femmina. Se questa gradisce le effusioni, mantiene lateralmente la coda e saltella intorno al maschio come in una danza, sollecitando le sue attenzioni; se invece non gradisce, manifesta il suo diniego nell’accoppiamento”.

Non sono pigro… è torpore

Gli orsi trascorrono la maggior parte della giornata a mangiare e accumulare riserve di grasso per superare i sette mesi che passano a dormire.

Tecnicamente non si tratta di letargo, ma di “torpore”, perché la loro temperatura corporea, la respirazione e il metabolismo si alterano pochissimo. Per tutto questo periodo non mangiano, non bevono, non orinano e non defecano, riciclano l’urea trasformandola in proteine e si tappano l’ano con un miscuglio di feci, peli e materiale stratificato detto tappet.

Gli orsi possono dormire anche un mese nella stessa posizione, ammesso che niente e nessuno li disturbi. Noi soffriremmo di osteoporosi dopo un po’, invece gli orsi riciclano il calcio nelle ossa e si svegliano più forti che mai!

L’orso bruno, che di solito è marrone, può essere nero, così come il baribal o orso nero americano può essere marrone. Peccato una cosa…

È importantissimo conoscere la differenza: se vi trovate davanti un orso bruno, fingetevi morti; se lo fate di fronte a un baribal (Ursus americanus), che va pazzo per le carogne, vi mangerà.

L’orso (bruno e bianco)

E pensare che in inglese l’orso maschio è noto come verro, e la femmina come scrofa… Ma gli orsi sono imparentati ai maiali come un panda ad un gatto.

I parenti più stretti della famiglia degli orsi sono i cani in realtà, ma forse una cosa in comune con i maiali ce l’hanno, ed è la dieta onnivora: sono contentissimi di sgranocchiare frutta e piante quanto di maciullare la zampa di un cervo o di un alce.

A volte fanno i sofisticati. Solo un orso bruno (Ursus arctos) affamatissimo mangia un salmone intero. Di solito sceglie le parti più nutrienti come il cervello, la pelle e le uova.

Anche l’orso polare (Ursus maritimus), che è esclusivamente carnivoro, ha una bizzarra passione per il dentifricio. È famoso per le sue razzie nei campeggi artici: abbatte le tende e calpesta le attrezzature solo per “ciucciarsi” un bel tubetto di dentifricio.

CURIOSITÀ:

gli orsi bianchi non sono bianchi. Hanno la pelle nera e la pelliccia traslucida. il colore bianco è il risultato della luce rifratta dai peli chiari.

Identikit di un orso bruno

Se volete saperne di più sull’orso e sugli animali della foresta, ecco il link per acquistare il libro “Il mio cuore di orso” che ho scritto per Giaconi Editore:

http://giaconieditore.com/prodotto/il-mio-cuore-di-orso/

Il mio cuore di orso

Orsi, lupi, scoiattoli… Non c’è animale di cui non mi interessi la salvaguardia. In particolare, però, riguardo a orsi e lupi c’è un pregiudizio difficile da sradicare, e nello specifico in questo libro descrivo la giornata tipo di un orso.

Anzi, di un ragazzo che viene trasformato in un orso, e da lì in poi dovrà fare i conti con il rovesciamento di prospettiva che ne deriva e con le mille avventure che sperimenterà il protagonista; quest’ultimo non ha un nome, proprio perché chiunque legge può identificarsi in lui.

I disegni all’interno sono curati da me, e rappresentano in maniera scientifica la flora e la fauna che possiamo trovare sugli Appennini.

Un po’ di me

Ciao!

“La vita troverà il modo”

— Michael Crichton

Sono Margherita Buresta, zooantropologa, esperta in comportamento animale, guardia zoofila, scrittrice… e ora anche blogger!

Il mio obiettivo è ristabilire i parametri del nostro rapporto con la natura e gli animali, in poche parole: il biocentrismo contro l’antropocentrismo del nostro particolare periodo storico.

Ma niente paura! Il mio lavoro è molto divertente; siete pronti a seguirmi in appostamento nei boschi?

Il mio lavoro

Il mio lavoro mi consente due privilegi: lavorare a stretto contatto con la natura e gli animali (e diciamocelo, questa è la mia cifra: nei boschi mi sento più a casa che mai), e parlare con “bipedi” interessati a quello che faccio e alla mia mission.

Ah già, sono anche scrittrice!

Per Giaconi Editore ho pubblicato (per ora) due volumi, uno insieme a Stefano Ciocchetti (“Dentro una nevicata”) e uno per conto mio, rivolto soprattutto ai bambini: “Il mio cuore di orso”.

Perché lo faccio?

Per sensibilizzare tutti, ma in particolare i bambini, ai temi della biodiversità e dell’inclusione, e in origine per sfatare il mito dell’orso pericoloso e del lupo cattivo. Anzi, il concetto di buono e cattivo a livello animale è bene evitarlo del tutto, e capiremo pian piano il perché.

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